Santo Stefano di Sessanio, il borgo salvato da un visionario

Santo Stefano di Sessanio, piccolo borgo in provincia de l'Aquila, è l'esempio di eccellenza di un recupero architettonico perfettamente riuscito.

Santo Stefano di Sessanio in provincia de l'Aquila è l'esempio di eccellenza per quanto riguarda il recupero architettonico. Un esempio famoso in tutto il mondo per modalità e risultato.

Un filosofo imprenditore svedese

«Fu una visione intrisa di sogno. Sembrava che il tempo si fosse improvvisamente fermato. Niente all'interno del borgo medievale né tanto meno nel paesaggio circostante recava traccia del ventesimo secolo su quella terra. Nessuna palazzina in cemento armato. Nessun capannone industriale. Davanti a me si apriva la visione di un villaggio abbandonato, costruito con la pietra del posto, inserito perfettamente nel suo contesto paesaggistico». È con queste parole che il filosofo/imprenditore di origini svedesi Daniele Kihlgren rievoca il fatidico giorno in cui, per pur caso, scoprì Santo Stefano di Sessanio, un piccolo borgo abbandonato sulle pendici dell'appennino abruzzese, a circa mezz'ora di auto da L'Aquila. Un incontro che cambiò per sempre la sua vita e quella del paese.
Siamo a una quarantina di chilometri dal capoluogo abruzzese, a 1250m di altezza sul livello del mare e lo splendido borgo di Santo Stefano di Sessanio domina la vallata. L'etimologia del nome ha diverse versioni, molte riguardano il numero "sei" che potrebbero indicare gli anni che gli eventuali carcerati, in epoca romana, dovevano passare al confine in questo paese (des six ans). Oppure potrebbe derivare da "Sextantio", un piccolo borgo di epoca romana distante "sei miglia" dal centro principale di San Marco, allora presente nella vallata tra Castel del Monte e Rocca Calascio.
Quello che è certo però è che questo paese, assieme a tanti altri simili a lui, era condannato all'inesorabile declino che affligge le piccole realtà nate e cresciute di pastorizia e commercio della lana, con la scomparsa della transumanza. 
Ma per sua e nostra fortuna, incrociò la strada di Daniele Kihlgren. Italo-svedese, vanta un nonno industriale e console, inserito del "Giardino dei giusti" per aver aiutato migliaia di ebrei a scappare dal nazismo. Come altri nipoti di nonni estremamente ricchi ha un passato fatto di abusi di stupefacenti, prostitute e notti in prigione ma anche di attivismo in una ONG in Rwanda, da lui fondata, per estendere l'assicurazione sanitaria alle fasce più povere.


Un modello di valorizzazione da seguire

E dal giorno in cui avvenne l'incontro con Santo Stefano di Sessanio, Kihlgren vive per proteggere l'integrità estetica dell'Appennino Meridionale.  L'idea di Kihlgren è molto semplice. Tesori dimenticati come Santo Stefano hanno il potenziale di essere riconvertiti in mete turistiche non convenzionali, a patto che ci si impegni a proteggere scrupolosamente l'integrità estetica del paese e del territorio circostante negli anni a venire. Perchè ciò che conferisce fascino a questo luogo non è una piazza, un campanile, o una montagna, ma tutto il contesto in modo armonico e sinergico. Togliere uno solo degli elementi farebbe crollare tutto il castello.

Vicolo di Santo Stefano di Sessanio
Caratteristico vicolo di Santo Stefano di Sessanio
Il primo traguardo che Kihlgren raggiunse, caso allora unico in nel Meridione, fu quello di ottenere, in forma scritta e ufficiale, un documento affermante che non solo un villaggio, non solo un paesaggio, ma l'integrità della relazione tra entrambi conferisce valore aggiunto a quella zona e va preservata. Fu una svolta epocale. Era il 2004. Le abitazioni costavano meno di 50 euro al metro quadrato, per 75 mila euro comprò il Palazzo delle Logge.
Non molti anni dopo la firma di quel documento, l'hotel Sextantio vide la luce.

Albergo diffuso

Ventotto stanze ricavate all'interno di sei edifici medievali, arredati con mobili e artigianato rigorosamente locali, splendidi camini in pietra e viste mozzafiato sulla vallata sottostante. Soggiornarvi equivale a un viaggio nel tempo: ogni presenza dei tempi moderni, dai termosifoni all'internet wifi, è programmaticamente nascosta, con mille accorgimenti, all'occhio del visitatore, così da preservare l'antica austerità di quegli ambienti. Ma l'hotel Sextantio è soprattutto un'esperienza olfattiva. Ogni stanza è pervasa dal rassicurante odore del legno antico, quello dei mobili d'epoca e delle travi a vista; le stradine che circondano il ristorante dell'albergo sono invece invase dagli aromi della cucina tradizionale abruzzese, gli stessi che un tempo segnavano l'agognato ritorno a casa di uomini e donne esausti dal lavoro nei campi, che nel cibo trovavano uno dei pochi momenti di piacere della giornata.
Ristorante la Locanda sotto gli archi
Il ristorante - La Locanda sotto gli Archi
Il sisma distrusse il 50 per cento delle abitazioni, ma questo non fermò Kihlgren, che senza nemmeno usufruire dei soldi statali assunse 25 dipendenti e creò 300 posti di lavoro nell'indotto.
Il modello si è rivelato un successo, il paese è tornato a vivere, il turismo è presente tutto l'anno da tutto il mondo
E' bastato un visionario con una visione, e nel paese fantasma è tornata a scorrere la vita. 
Camere dell'hotel Sextantio a Stefano di Sessanio
Le camere di Sextantio
C'è chi fa shopping di scarpe, gioielli e vestiti firmati: Daniele Kihlgren, e in questo è davvero originale, lo fa di borghi abbandonati. Quelli acquistati, al momento, sono già dieci, tra L'Aquila, Ascoli Piceno, Teramo, Isernia e Chieti. Ha comprato immobili in altri villaggi abbandonati - Frattura Vecchia, Serra, Rocca Calascio, Martese, Rocchetta al Volturno, Montebello al Sangro - da restaurare con l'aiuto di David Chipperfield, il curatore della Biennale Architettura in corso a Venezia. «Non importa se con Santo Stefano di Sessanio ho probabilmente speso più di quanto ho guadagnato», rivela. «L'hotel Sextantio deve servire da modello per altri borghi del Meridione».
Un eroe moderno che, c'è da scommetterci, non avrà pace fino a quando non passerà sul cadavere del suo nemico, la speculazione edilizia, e vedrà realizzata la sua visione.